Pittore, incisore, scenografo, figlio d’arte e cittadino del mondo, faccia d’attore e piglio romantico. Così fiorentino, ma così fiorentino…parrebbe newyorchese. A New York infatti ha tenuto la sua ultima personale nell’atelier Paris_68 di Soho.
Quadri ispirati ad un certo misticismo indiano primitivo, scoperto in occasione dellavoro come assistente regista per la messinscena scaligera del Tannhauser: con una semplice tavola grafica collegata ad un projettore, il pittore è intervenuto nei tre atti con disegni dal vivo, ora erotici, come nel Venusberg, Mistici, sulla grande mano del secondo atto ed infine con una rivisitazione tecnologica della mano Guidoniana. (Febbraio-Aprile 2010, Teatro alla Scala di Milano: Tannhauser, regia della Fura dels Baus, direzione Zubin Mehta.)
Oltre alla pittura, passione ereditata dal padre, Cosimo è un eccellente incisore, ha all’attivo molte personali ed edizioni.
La sua ricerca adesso è incentrata sull’unicità di ogni stampa: non più tirature sempre uguali, ma interventi pittorici sul disegno e serie di monotipi.
Da sempre animo inquieto e mai banale, Cosimo è in continua ricerca, ma non una ricerca di stili o di soggetti, un’ampia ricerca di essenza.
Essenza concettuale: coltivare l’incerto ampliarne il campo con un impegno macchiato da un’ombra di vizio e vitalità. Senza questa ricerca dell’improbabile fortemente collegata alla vita, sarebbe uno spettro. Dello spettro abbraccia la condizione, che è quella di dubitare fino a eludere la materia. Ma senza lasciarsi soggiogare dal pensiero corrente. Senza diventare parte di un sistema che vuole il linguaggio inoffensivo e spesso volgare dei contemporanei. Se certi codici di civiltà sembrano essergli preclusi è perché ai suoi occhi non valgono la pena di essere visitati.
L’artista dovrebbe essere uomo di dubbio: per ogni gesto che compie, lo pungola la domanda: sarà questo il gesto da compiere? Coprirà questo gesto tutta la realtà? O rimarrà comunque una realtà ulteriore, che questo gesto non riesce a toccare? Come un asceta, qualcuno che abbia lasciato le cure mondane, per dedicarsi al disegno: prediletta forma di astrazione, Cosimo osserva il fluire del tempo, la sua caduta, il precipizio dell’era moderna, ricavandone domande.
Le macchie di colore ricostruiscono la linea e si collocano nel suo primato. Ogni pennellata acquista un’importanza rituale.
G.F.Flask
